Settembre 2007: un fantasma si aggira sui teleschermi. La Birmania sull’orlo della rivoluzione. I monaci a guidare la protesta. La repressione senza quartiere. L’ONU in imbarazzo.
Per molti è stata una sorpresa, perché di Birmania si è sempre sentito parlare poco da queste parti: echi letterari dai Burmese Days di George Orwell, vaga attenzione alla fine degli anni Ottanta con la promessa della democrazia, la ribalta internazionale per Aung San Suu Kyi ai tempi del Nobel per la pace. Poi il silenzio. La giunta militare al potere è stata esemplare nel calare una cortina di invisibilità: zero
comunicazioni con l’Occidente, imbavagliate le voci del dissenso, turismo solo in aree selezionate. Il risultato è una favoletta da cartolina fatta di giungle salgariane, templi buddisti e pregiudizi sull’inevitabile destino del solito paese ex coloniale.
Eppure è successo di tutto in quel remoto angolo di mondo: una capitale spostata, un nuovo nome allo Stato, guerriglia e repressione, stupri e stragi di pulizia etnica, fughe di profughi, emergenze sanitarie e alimentari, carenze nelle infrastrutture; con Aung San Suu Kyi sempre confinata in casa, spie in ogni angolo del paese e fiumi di droga che arricchiscono i militari.
Per fortuna, anche in Italia qualcuno è andato oltre questo nulla: si contano sulle dita di una mano le associazioni italiane di volontariato presenti in Birmania, in situazioni spesso difficilissime; qualche attivista dei diritti umani ha continuato a condannare i soprusi e alcuni “curiosi” hanno visitato il Paese al di fuori degli oleografici viaggi organizzati dal governo.
Nella tarda estate del 2007, LibLab ha voluto usare le immagini di un viaggiatore indipendente (il proprio reporter Giuseppe Galimberti) per realizzare un allestimento multimediale sulla Birmania, con foto, video, testi e performance. Acque birmane suggeriva ironicamente l’eclisse totale dell’informazione occidentale in quella terra fantasma e mostrava le immagini del quotidiano per riannodare un filo con una popolazione dimenticata; tema unificante, il rapporto con quelle risorse idriche che costituiscono ormai una problematica comune a tutto il pianeta.
Ed ecco esplodere improvvise le proteste a Rangoon, che hanno dato immediatamente alla questione un’urgenza e una dimensione ben superiori. Di qui la scelta di creare strumenti come questo calendario, capaci di raccogliere fondi per aiutare in modo tangibile il popolo birmano: per questo LibLab ha contattato una delle poche associazioni italiane attive in prima linea per fronteggiare la crescente emergenza
umanitaria: Aiutare senza confini sostiene infatti i profughi delle persecuzioni del regime contro le minoranze etniche e gli oppositori.
Questo calendario è fatto dalle immagini di un fotoreporter indipendente (Giuseppe Galimberti), dall’energia divulgativa di una libera agenzia di comunicazione (LibLab), all’impegno sul campo di una delle rare associazioni di solidarietà presenti in terra birmana (Aiutare senza confini).


Navigando verso nord il fiume Salween, che divide la Birmania dalla Thailandia, si raggiunge il campo profughi E’Htu Hta. Il campo sorge sul lato birmano, circondato da postazioni dell’esercito: dato che si trova sul confine con la Thailandia, e perciò “sotto gli occhi” di tutto il mondo, per motivi di “immagine” non viene attaccato dal regime.
E’Htu Hta ospita oltre 3.500 profughi, un terzo dei quali sono bambini che dal 2007 frequentano la “scuola dei 1.000 bambini” finanziata da Aiutare senza confini. Oltre agli stipendi dei 40 insegnanti, l’associazione garantisce i materiali didattici, le divise scolastiche, gli attrezzi per lo sport e i prodotti per
l’igiene personale.
Ma con l’escalation della crisi birmana il campo non basta più!
Per questo, a circa due ore di barca, si sta costruendo il campo E’Htu Hta 2, dove Aiutare senza confini provvederà al finanziamento di una piccola clinica e della nuova scuola (capacità prevista di almeno 300 studenti).
Il costo di gestione di quest’ultima sarà di circa 20 euro per studente all’anno: l’acquisto di questo calendario contribuisce direttamente a far funzionare la scuola nascente di E’Htu Hta 2.

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QUALCHE DATA PER CAPIRE...

1886 : conquista britannica dell’antico impero birmano.
1943 : invasione giapponese.
1945 : riconquista inglese di Rangoon.
1947 : il patriota Aung San firma con gli inglesi un patto per l’indipendenza e l’accordo di Panglong con le minoranze etniche per un futuro Stato federale; di lì a poco viene assassinato.
1948 : indipendenza nazionale.
1952 : elezioni generali con la vittoria del fronte antifascista.
1962 : colpo di Stato guidato dal generale Ne Win. Repressione violenta delle proteste studentesche con centinaia di morti; statalizzazione delle imprese; isolamento del paese da qualsiasi influenza
esterna.
1974 : annullamento degli accordi di Panglong e imposizione di Partito unico e Stato centralizzato; scioperi dei lavoratori e rivolte di studenti e monaci, cui il regime reagisce con legge marziale e stragi.
1988 : rapporto di Amnesty International che accusa l’esercito di stupri, esecuzioni sommarie, lavoro forzato. Proteste studentesche per la democrazia, che non vengono fermate dalla repressione e costringono Ne Win a dimettersi. Il giorno 8.8.88 le manifestazioni dilagano e scoppia la rivolta: Aung San Suu Kyi (figlia del padre della patria) costituisce la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), ma i militari reagiscono con violenza inaudita causando oltre 10.000 morti e un’impressionante ondata di profughi.
1989 : il nome dello Stato viene trasformato da Birmania in Myanmar.
1990 : nonostante il duro boicottaggio da parte delle autorità, alle elezioni la Lega Nazionale per la Democrazia ottiene oltre l’80% dei voti, ma il risultato non è riconosciuto e viene imposta la legge
marziale.
1991 : il Parlamento Europeo dichiara illegittimo il potere militare e chiede la liberazione di Aung San Suu Kyi dagli arresti domiciliari. Alla leader democratica viene conferito il Premio Nobel per la pace.
1992 : a capo dello Stato arriva il generale Than Shwe.
1999 : Aung San Suu Kyi rifiuta di andare a Londra al capezzale del marito morente, sapendo che le sarebbe poi vietato il rientro in patria.
2003 : gli arresti domiciliari per Aung San Suu Kyi vengono sospesi, ma il convoglio in cui viaggia viene attaccato dai militari: centinaia di morti e nuovo arresto.
2006 : la capitale viene spostata da Rangoon a Pyinmana (ribattezzata Naypyidaw).
2007 : una serie di rincari diffonde il malcontento popolare e in settembre i monaci buddisti si mettono pacificamente a capo della protesta. Gli incidenti di piazza portano a un numero imprecisato di morti e all’arresto in massa di monaci e altri oppositori.

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