LibLab in Birmania: la storia non è finita
Negli ultimi anni Giuseppe Galimberti, fotoreporter dell’agenzia di comunicazione indipendente LibLab, ha compiuto vari viaggi in Birmania, alla riscoperta di una terra che il mondo aveva dimenticato. Nel 2007 un suo reportage ha anticipato la clamorosa protesta dei monaci, dando inizio a un impegno che non si è mai interrotto: sono così nate installazioni, servizi e conferenze, oltre a un calendario per sostenere Aiutare senza confini onlus nell’assistenza ai profughi.
Proprio a questi ultimi è stato dedicato nell’ottobre 2008 il nuovo viaggio del reporter, che ha esplorato le terre al confine con la Tailandia, dove si rifugia chi sfugge alle atrocità del regime birmano. Lì si incontra il volto smarrito della Birmania autentica, violentata da quasi mezzo secolo di sopraffazioni ma tutt’altro che rassegnata.
Sulle tracce di un futuro diverso, i creativi di LibLab hanno allora selezionato immagini sulla condizione dei bambini, tra difficoltà sconfortanti e sentimenti di riscatto, per trarne questo nuovo calendario Burma Kids 2009.
Il ricavato delle vendite contribuirà anche quest’anno a sostenere le attività di Aiutare senza confini onlus, per garantire cibo, assistenza sanitaria e istruzione alle più giovani vittime della tragedia birmana.
Dalla protesta dei monaci al silenzio
Come dimenticare i pacifici monaci scesi in campo a Rangoon contro il regime? Nacque allora, nel settembre 2007, una bir-manìa capace di riempire le tv e scuotere gli animi. La repressione però fu silenziosa: i militari al potere finsero di dialogare, nell’attesa che l’attenzione calasse. E l’attenzione calò davvero!
Con la primavera, venne poi l’apocalisse – il ciclone Nargys – a falciare decine di migliaia di vite e a mettere in fuga oltre un milione di persone; i militari vietarono l’accesso agli operatori internazionali e legalizzarono il proprio potere con un referendum truffa. In estate, poi, abbiamo sperato nell’attenzione legata alle Olimpiadi cinesi, ma è toccato ad altri monaci finire nei telegiornali (per la spietata repressione che il Tibet ha purtroppo subito), mentre dalla Birmania gli occhi si andavano allontanando.
Oggi l’eclissi è totale. Né mai, peraltro, si è mostrato il volto nascosto della Birmania…
Gente di confine: la Birmania vera
Per guardare davvero in faccia gli effetti devastanti del regime bisogna allontanarsi dalle mete turistiche per incontrare chi è riuscito a scappare da una terra ermeticamente chiusa. L’escalation militare interna e il crescente disastro economico spingono migliaia di persone nelle giungle più remote e oltre il confine con la vicina Tailandia.
In una vasta area che ruota intorno alla cittadina di Mae Sot, si è costituito un “mondo a parte”, dove convivono aspetti diversi della tragedia birmana.
• Profughi - Vittime di disgrazie come Nargys, ma soprattutto appartenenti alle minoranze etniche che la giunta golpista perseguita: decenni di attacchi violentissimi hanno causato una miriade di morti, mutilati, orfani e fuggitivi.
• Rifugiati politici - Persone che hanno subito (o miracolosamente evitato) minacce e torture per le loro prese di posizione civili.
• Migrant workers - Il disastro economico dell’autarchia birmana porta milioni di persone a riversarsi verso la più fortunata Tailandia, dove svolgono lavori infimi, spesso disumani.
• Internal displaced people (IDP) - Sono gli “sfollati” che hanno abbandonato villaggi dati alle fiamme per nascondersi nelle giungle birmane di confine, a volte in campi minacciati dalle truppe governative, altre volte direttamente nella foresta in condizioni ai limiti della sopravvivenza.
L’acquisto di questo calendario finanzia l’alimentazione quotidiana dei piccoli profughi
Nella costante emergenza umanitaria lungo il confine tra Birmania e Tailandia, aiutare un bambino significa creare strutture che rispondano a tutte le sue esigenze fondamentali: anche se non si tratta di un orfano, infatti, i genitori sono costretti a lavorare duramente e hanno enormi difficoltà a provvedere alla prole. Aiutare senza confini onlus ha così puntato su scuole e case per studenti dove, oltre a garantire un sufficiente livello culturale ai birmani di domani, si offrono cibo, assistenza e cure.
Per ottimizzare il servizio alimentare, Aiutare senza confini ha aperto a Mae Sot una grande cucina centrale che dall’ottobre 2008 prepara ogni giorno ben 1.600 pasti nutrienti per i piccoli profughi che frequentano le strutture scolastiche della zona. Nelle scuole “normali” gli allievi mangiano solo a pranzo nei giorni feriali, mentre nelle “case studenti” (dove i ragazzi di fatto abitano in assenza dei genitori) si mangia tutti i giorni 3 volte al dì. La preparazione e consegna di un pasto costano solitamente all’associazione 30 centesimi… e i conti son presto fatti: il vitto annuale (10 mesi) in una scuola costa 66 euro per bambino, mentre nelle case-studenti ci vogliono 270 euro a testa.
Purtroppo l’odierna congiuntura economica incide nei paesi poveri soprattutto sul prezzo degli alimentari, costringendo gli operatori umanitari a reperire risorse aggiuntive per sfamare i bambini e alleviare i disagi delle famiglie.
Parte dei fondi ricavati dalla vendita di questo calendario sarà destinata al potenziamento della cucina centrale di Aiutare senza confini a Mae Sot.
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LE TAPPE DI UN ESODO
1962 • Un golpe militare getta la Birmania in un violento MedioEvo e minaccia la sopravvivenza delle minoranze etniche, che si organizzano per resistere lungo i confini.
1974 • È annullato l’accordo con le minoranze sancito dal padre di Aung San Suu Kyi. La resistenza ricorre a ritirate strategiche in Tailandia con successive riprese del controllo sul territorio.
1984 • L’esercito di Rangoon riesce a prendere possesso di alcune posizioni strategiche: 10.000 profughi, soprattutto Karen, non possono più rientrare dalla Tailandia.
1988 • Le proteste democratiche guidate da Aung San Suu Kyi sono represse nel sangue: oltre 10.000 attivisti fuggono nei territori Karen e nell’area di Mae Sot.
1990 • La vittoria elettorale di Aung San Suu Kyi porta a nuove repressioni: dopo le inevitabili fughe verso la Tailandia, si costituisce un governo democratico in esilio.
1995 • Dopo un decennio di campagne sanguinarie contro minoranze e dissidenti, nei campi profughi tailandesi ci sono 80.000 persone; con la caduta della roccaforte Karen di Manerplaw la situazione diventa drammatica.
1996 • Alcuni gruppi etnici tentano la strada del cessate il fuoco, consentendo al regime di concentrarsi contro la resistenza superstite lungo il confine. La giunta impone il trasferimento forzato di moltissimi villaggi: oltre 3 milioni di persone sono cacciate di casa, spesso per fuggire in Tailandia (almeno 300.000) o nascondersi disordinatamente nella giungla (oltre 500.000).
1997 • La giunta militare prende il controllo di molte aree di confine. I profughi “ufficiali” nei campi tailandesi sono già oltre 115.000.
2007 • La repressione della protesta a Rangoon porta oltre confine altri dissidenti. Le cifre sono da emergenza: 156.000 profughi nei campi, 200.000 rifugiati nei dintorni di Mae Sot, 2.000.000 di lavoratori migranti, 500.000 sfollati dentro la Birmania (IDP).
2008 • Nargys genera un “ciclone” di problemi, cui si aggiungono gli attacchi contro la resistenza Karen. In ottobre viene distrutto un villaggio vicino al confine e non mancano incursioni in Tailandia.
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