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| Editoria&dintorni | L’inganno a tavola | |
I semi dell’ingannoTutto ciò che dovremmo sapere sugli alimenti GM
Nel 2003, Jeffrey M. Smith scrive “L’inganno a tavola” (tit. or. Seeds of deception), il sottotitolo è ancora più emblematico del contenuto “Le bugie delle industrie e dei governi sulla sicurezza dei cibi geneticamente modificati”. Nel libro il pomodoro s’incrocia con una sogliola artica e non c’è spazio per l’ironia. L’esempio è riportato a pagina 47 per controbattere una delle affermazioni più ricorrenti dei sostenitori dell’industria biotech: l’ingegneria genetica come estensione degli incroci naturali. Terminato di leggere il libro, è probabile che il primo desiderio sia quello di aprire frigorifero, scaffali e armadi in cucina, per controllare ad uno ad uno tutti gli ingredienti di tutti i cibi, i preparati, gli omogeneizzati, i piatti precotti prevalenti nelle nostre dispense. A questo punto occorre una precisazione. L’autore fa una distinzione netta tra la situazione europea e quella americana. Se la prima presenta un atteggiamento più critico e attento nei confronti della nuova tecnologia da parte sia delle istituzioni che dei singoli cittadini, negli USA il panorama è completamente differente. A quest’ultimo Smith rivolge la sua attenzione, fornendo analisi, dati, esempi, nomi e sigle per condurci nelle spirali del DNA, così come nei corridoi del potere. Gli enti governativi americani come FDA (Food and Drug Administration) e EPA (Environmental Protection Agency) diventano oggetto di critiche circostanziate e precise, evitando accuratamente attacchi generici e idealistici. Il libro potrebbe sembrare un fantathriller di Michael Crichton, ma non è così. L’autore è impegnato da una decina d’anni nell’informazione sulla sicurezza degli alimenti transgenici ed è fondatore e direttore dell’Institute for Responsible Technology. Ha raccolto e organizzato in nove capitoli gran parte del materiale già pubblicato su riviste specializzate, dibattuto in conferenze e seminari, apparso in inchieste giornalistiche. Inoltre tutte le vicende sono ampiamente documentate dalla testimonianza diretta dei protagonisti. Ad iniziare da quella di Arpad Pusztai, biologo, e di sua moglie Susan, anche lei scienziata. Nel 1995 il Dipartimento Scozzese per l’Agricoltura, l’Ambiente e la Pesca affidarono al Rowett Institute, allo Scottish Crop Research Institute e alla scuola di Biologia di Durham un progetto da un milione e seicentomila sterline per mettere a punto un modello di sperimentazione teso a verificare se gli alimenti geneticamente modificati potessero essere considerati sicuri. A tale scopo, fu scelta l’equipe di Pusztai. Dall’intervista in cui lo studioso preannuncia importanti scoperte sulle patate BT (patate a cui era stato aggiunto un gene di un batterio del suolo, perché potessero produrre il proprio pesticida), ha inizio una sequenza di eventi difficilmente immaginabili: documenti rubati, intromissioni indebite di enti governativi e azioni di discredito attraverso campagne stampa diffamatorie. Al tempo la patata BT era già in commercio negli Stati Uniti e Monsanto era l’azienda che la produceva. La storia si conclude con l’allontanamento di Pusztai dall’istituto e la proibizione di parlare dei test effettuati con chiunque. Alcuni dati ci aiutano a capire le dimensioni degli interessi in gioco: “Circa l’80% della soia e il 38% del mais coltivati negli Usa nel 2003, sono geneticamente modificati. I derivati di queste due colture si trovano in circa il 70% dei cibi industriali; inoltre, il 70% del cotone e oltre il 60% della colza, entrambi usati per produrre olii alimentari, sono geneticamente modificati”. Ma cosa non funziona? Cosa non sappiamo veramente di questa nuova tecnologia? Quali sono i test adottati dalle multinazionali biotech e dagli enti americani preposti al controllo? L’elenco di Smith è lungo e dettagliato. Facciamo un esempio: secondo l’autore l’ingegneria genetica applicata dalle aziende si basa su un modello obsoleto. Infatti “la vecchia teoria della genetica affermava che ogni gene porta il codice per una singola e specifica proteina”. Nel caso del pomodoro quindi si supponeva che fosse sufficiente inserire il gene del pesce che produceva la proteina antigelo nel DNA del pomodoro e questo avrebbe resistito a basse temperature. Secondi i biologi, “nel corpo umano sono presenti 100.000 o più proteine”, si ipotizzava dunque che dovessero essere presenti nel DNA dell’uomo circa 100.000 geni. Quando il 26 giugno 2000 il numero dei geni umani fu calcolato e reso pubblico, gli scienziati rimasero a bocca aperta: “i geni erano solo 30.000 circa”. La teoria “un gene – una proteina” andava rivista. Fatto che è avvenuto nel mondo scientifico, ma apparentemente nell’industria biotech. A partire da questa considerazione e da una chiara descrizione dei processi a livello molecolare, il libro raccoglie anche gli eventi accaduti negli Stati Uniti che hanno fatto emergere le criticità dei prodotti dell’industria biotech. Viene presentata la vicenda dei Gaps Analysis Report del 1998, redatto da un gruppo di ricercatori canadesi sulla sicurezza del latte prodotto da mucche a cui era stato somministrato l’ormone della crescita (rbGH). Oppure la terribile epidemia dell’estate 1989 di “sindrome mialgica eosinofila” (EMS), che colpì cittadini statunitensi dopo aver assunto L-Triptofano della casa farmaceutica giapponese Showa Denko KK. Nel 2000, la vicenda allergologica del mais StarLink della Monsanto rivela per la prima volta al pubblico americano il potenziale di pericolosità dei cibi GM. Il libro tenta di smascherare molti dei luoghi comuni in campo alimentare. Ad esempio, è paradossale che “l’Argomento Conclusivo” (così definito nel libro “Dinner at the New Gene Café”) dei sostenitori biotech – gli alimenti GM sfameranno il mondo – venga contraddetto dal rapporto della FAO del 26 luglio 2000, in cui viene dichiarato che “la produzione alimentare è in aumento e la crescita demografica in diminuzione, non resteremo dunque senza cibo”. Nel gennaio 2003, rispondendo al Rappresentante Commerciale degli Usa Robert Zoellick, che attaccò la posizione dell’Unione Europea sugli alimenti GM, il commissario per lo Sviluppo europeo Poul Nielson ha dichiarato: “Il patto sarebbe questo: se gli americani la smetteranno di dire bugie su di noi, allora noi smetteremo di dire la verità su di loro”. Per concludere, è giusto sottolineare che l’edizione italiana è curata da una casa editrice indipendente bolognese, Nuovi Mondi Media. Nata nel 2003, si caratterizza per proporre titoli “scomodi”, che probabilmente non troverebbero spazio nel panorama editoriale italiano. L’introduzione di Vandana Shiva, figura di spicco del movimento ambientalista mondiale, inquadra questo libro all’interno di una visione alternativa del mondo. Per chi volesse saperne di più sull’argomento OGM, sono da visitare il sito www.seedsofdeception.com (in inglese) oppure www.greenpeace.it/ogm. |
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