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Strega contro la miseria
Politica e religione nella Valtellina del Seicento
Un’enigmatica vicenda, tratta da eventi e personaggi realmente esistiti, ci trasporta in una realtà storica permeata da giochi di potere politico e clericale: si tratta della Valtellina del XVII sec., territorio annesso allo stato dei Grigioni, sede di aspre lotte politiche tra francesi, spagnoli, svizzeri e tedeschi.
Lotte che influenzano e sono a loro volta influenzate, in un equilibrio precario, dai contrasti tra cattolici e riformati. Dove il popolo vive “in sottofondo” tra i pregiudizi, la superstizione, il duro lavoro e la paura di guerre e rivolte.
In questo contesto, ogni atteggiamento con sentore d’eresia viene perseguitato e la caccia “alle streghe” continua in modo ossessivo. A condurla sono, da oltre trent’anni, i tribunali civili; l’unica eccezione riguarda la facoltà di giudizio sugli ecclesiastici,che viene concessa solamente alla chiesa:
“Il clero non può e non deve interferire con l’operato della giustizia secolare, così come la giustizia secolare non può e non deve giudicare gli ecclesiastici.”
Ecco come Don Defendente, insigne teologo, prevosto ed abile diplomatico, si ritrova incaricato dal Vescovo della sua Diocesi di svolgere una delicata indagine. Si tratta di accertare la complicità di tre preti, che vengono accusati – insieme ad altre persone di ogni ceto – di appartenere ad una setta blasfema. A capo della presunta setta troviamo Giulia, “La donna senza volto”, accusata di stregoneria.
In realtà, il lettore, arriva progressivamente a scoprire che Giulia è ricorsa alla messa in scena di avere visioni celesti e poteri miracolosi soltanto per sfuggire alla miseria abissale del tempo in cui si trova a vivere; così ha ingannato un gruppo di persone che non peraltro non hanno fatto altro che idolatrare la finzione.
Don Defendente dovrà muoversi, nello svolgimento del difficile compito, in modo attento per non destabilizzare una convivenza, quella tra potere politico e potere religioso, di per sé precaria, all’interno della quale (egli lo sa bene) i torti e gli sconfinamenti sono distribuiti in ugual misura tra entrambe le parti.
Attraverso i dubbi, le paure, i tormenti del prevosto, si arriverà all’epilogo della vicenda, in cui un gruppo nutrito di gente onesta, di fede e di rispetto (nel quale si riuniscono ecclesiastici, nobili e borghesi), metterà in atto un piano terrificante, giustificato come azione necessaria e quindi coscienziosa.
Un finale che l’autore stesso dichiara di fantasia, in quanto sono proprio i documenti dell’epoca a rendere ancora più misteriosa la vicenda stessa.
Un romanzo storico da leggere attentamente, che risveglia l’interesse per lo scavo delle radici: uno stimolo alla ricerca personale sulla situazione storica di una zona spesso trascurata del territorio lombardo.
Massimo Prevideprato
La donna senza volto
Edizioni Labos
Pagine 272
Euro 15,00
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