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Piccola Milano anticaIl mondo sommerso dei ricordi di uno scrittore
Lettore affezionato e attento di Alessandro Manzoni, Rivolta gli rende omaggio costantemente con la sua scrittura: è un italiano ricercato e impreziosito di termini ormai inconsueti, che rendono la lettura un tuffo nel passato più verosimile, non per questo meno piacevole. Il tributo diventa ancora più evidente nelle frasi e nelle dichiarazioni di umiltà verso i “cinque lettori” che leggeranno il libro. Così come nell’uso di espressioni di garbo e di affetto verso tutti i protagonisti del mondo dell’autore. Emerge infatti una visione dell’uomo in cui bene e male non possono che convivere e di cui l’autore non si dispiace ma ne trae insegnamento. E’ un narratore cortese a cui piace ricordare la sua città e le sue genti e condurre il lettore in un’altra epoca. Nel passato la povertà veniva vissuta con dignità e solidarietà e i problemi erano affrontati con il sorriso, come nel racconto “La società delle cicche”. Gli animali da tiro si spostavano da soli al passare dei tram, per permettere al conducente di bere in compagnia nell’osteria. Anche la scuola dell’immediato dopoguerra è più affascinante nelle parole della memoria, dove il maestro Maroni spiegava “i doveri, prima dei diritti”. Prende vita la città e il suo popolo nei ricordi tramandati e si chiede venia al lettore se tutti i dettagli non vengono esattamente riportati. D’altra parte lo sguardo affettuoso e bonario dell’autore non risparmia una gentile ironia ai protagonisti lontani della città che ormai non c’è più. Se nella prima parte vengono raccolti aneddoti e protagonisti di inizio novecento, la parte più riuscita rimane la seconda, dove Rivolta racconta in prima persona le proprie memorie. Ad iniziare dalla nonna Raffaella, esempio di virtù e sacrificio. E’ questa una caratteristica che ricorre in altri protagonisti e che viene indicata come virtù in generale dei milanesi di un tempo: saper vivere “sacrifici senza vanto”. Ma le parole dedicate alla nonna sono la cristallizzazione di un affetto che va al di là di un riconoscimento di valori umani ormai persi. Sono pagine delicate e appaiono un rifugio a cui l’autore torna volentieri. Mette in gioco se stesso con la medesima delicatezza con cui ricorda la vita della casa di ringhiera in Via Canonica: rimane sull’uscio e chiede “permesso?”, prima di entrare. Se sia lettura d’altri tempi, dipenderà molto dall’occhio che scorrerà le pagine; rimane il desiderio di incontrare l’autore per chiaccherare davanti ad un buon bicchiere di vino. Che siano romanzati o realistici, questi racconti hanno vita e di questa occorre avere rispetto. Gian Carlo M. Rivolta
pubblicato su www.tgcom.it |
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